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    Sunday, May 17, 2009

    L'inglese perchè devi il tedesco perchè vuoi


    Paolo Giordano ha scritto un articolo per La Stampa che riguarda principalmente chi non potrà vivere questo meraviglioso incontro con una lingua che ha cambiato la vita ( a me tantissimo) a tutti quelli che l'hanno studiata con passione. Leggete, divulgate e non fate scomparire lo studio di questa lingua dal nostro paese! Ci tenevo a postare questo articolo in nome dei ben 10 anni di serendipità che ho vissuto studiando tedesco.



    9/5/2009 La Stampa
    La solitudine degli studenti di tedesco
    PAOLO GIORDANO*

    L’omologazione non ha a che vedere soltanto con la marca di scarpe indossate («Voglio anche io le Converse». «Ma se non ti sono mai piaciute». «Sì, però le hanno tutti»), con la lunghezza della frangia, oppure con i piercing e i tatuaggi sparpagliati per il corpo. Queste non sono che le sue forme più riconoscibili e, con buona probabilità, le più innocue. L’omologazione, quella profonda, è legata piuttosto al percorso, alle esperienze accumulate, alla formazione. Nasce, prima che dalla voglia - lecita e spesso passeggera - di annullare le differenze con i propri coetanei, da una certa indolenza, spesso di natura genetica e quindi trasmissibile dai genitori ai figli.

    L’omologazione è la strada più ovvia, quella che viene naturale percorrere, se ci si abbandona mollemente al flusso biologico e sociale dell’età che avanza. Il rischio è di trovarsi, a un certo punto, incastrati in un canneto, o peggio ancora, in balia delle rapide, sbatacchiati malamente da una roccia appuntita all’altra, incapaci di fare due bracciate per portarsi in salvo. Di solito avviene quando è già troppo tardi, quando, per rispondere alle domande cruciali su di sé, che tanto prima o poi arrivano - ma chi sono io? Che cosa ho di veramente speciale? - viene in mente solo il silenzio. Per mettersi al riparo da questo insidioso senso di nullità (già dilagante tutto intorno a noi), occorre crearsi dei punti di forza, occorre scegliere - in definitiva, si tratta davvero di scegliere - delle peculiarità che rendano unico il nostro percorso in mezzo agli infiniti altri. Proprio per questo, la lettura, così spesso chiamata in causa con una retorica fastidiosa, costituisce un’opportunità reale, perché allarga la nostra esperienza, spesso così «ovvia», ad altre, più straordinarie, lontane e imprevedibili. Ma non è che un esempio. Si può praticare un’arte marziale dal nome impronunciabile - ninjutsu, taijutsu, viet vo dao, tae kwon do - e abbracciarne la filosofia connessa, si può vivere approfonditamente i Vangeli, imparare a memoria la formazione del Chelsea e del Manchester, suonare l’oboe, oppure imparare il tedesco. Dal mix di diverse discipline, meglio se molto specifiche, nascerà infine una formazione unica e - potete scommetterci - una personalità unica.

    Fra le possibilità menzionate, io ho scelto, in parte per curiosità e in parte per accidente (un modulo di iscrizione consegnato davvero troppo in ritardo), di studiare il tedesco alle scuole superiori, nella sezione B del Liceo Scientifico «Gino Segrè» di Torino. Per questo, quando ho sentito dell’appello che i ragazzi della mia sezione (come si chiamano? Discendenti? Posteri?) hanno fatto tramite i quotidiani, affinché il tedesco non sparisse dalla loro scuola, a causa delle poche iscrizioni e delle nuove perfide norme approvate dal ministro Gelmini, mi sono sentito chiamato in causa. E il primo pensiero che ho fatto è stato: sarebbe un peccato, davvero un peccato, che un’opportunità del genere venisse cancellata, sarebbe un passo in più verso un’insipida omologazione. Perché, se c’è un aspetto più degli altri che mi fa percepire come speciale la mia formazione liceale, è proprio lo studio del tedesco, della lingua come della letteratura. So bene quello che si dice in giro: «Il tedesco? Ma sei pazzo? È difficile. Pensa che ha il nominativo, l’accusativo eccetera... Come si chiamano? I casi, ecco, come il latino. E poi è una lingua dura». Parzialmente vero. Vero. Del tutto falso, rispettivamente. Non è una lingua semplice (quale lingua lo è, d’altronde?), è senz’altro molto strutturata (quindi fa anche molto bene alla testa), ma non è affatto «dura» o «sgradevole», e chiunque mastichi un po’ di tedesco lo sa bene.

    L’inglese è indispensabile, ce lo ripetono da anni e lo ripeto anch’io. Il tedesco è un di più, ma è un di più che, una volta imparato e visto da una distanza sufficiente, risulterà altrettanto indispensabile, perché farà la differenza, quando un uomo corpulento dall’altra parte di una scrivania vi domanderà minaccioso: «E... quali lingue parla?».

    Ora, il problema dei ragazzi della sezione B, la mia sezione B, è semplice e cruciale: se non ci sono abbastanza iscritti, la classe di tedesco non si può formare e l’intera sezione perderà la sua insegnante. Il messaggio di questo articolo è altrettanto chiaro: iscrivetevi - iscrivete i vostri figli - alla sezione di tedesco, voi, ragazzi di terza media, che il prossimo anno farete il grande salto e voi, genitori degli stessi ragazzi, che li tirerete su dalle braccia per aiutarli a saltare. Non iscrivetevi/inscriveteli per salvare la sezione B, ma per salvarvi/salvarli dall’omologazione. Di sicuro questo non basterà, ma è un’occasione, e le occasioni, si sa, vanno prese quando si presentano, una alla volta. Dopo, sarà già troppo tardi. Herzliche Grüße.

    *autore del romanzo «La solitudine dei numeri primi»

    4 commenti:

    Azzurra Camoglio said...

    Non amo Paolo Giordano e non sono d'accordo in toto sull'articolo, ma concordo in pieno sul messaggio che trasmette.

    Per me è stato così con il francese, a scuola. Nel mio caso lo studio della lingua francese si è interrotto nel passaggio dal ginnasio al liceo perché il numero di iscritti non era sufficiente.

    Parliamo di quindici anni fa, credevo fosse un passato legato a una miopia ormai mitica e che ci si è lasciati alle spalle.
    Ma a quanto pare, certe cose non passano mai.

    maddy said...

    Neanche a me lui piace tanto, però almeno qualcuno ne parla. Nel nostro paese si parla di divorzi all'italiana ma trovo questi argomenti molto più illuminanti per gli italiani...

    Azzurra Camoglio said...

    Credo sia proprio per questo che non se ne parla...

    lazzo translations and seo services said...

    E' un vero peccato. Penso soprattutto al fatto che i maggiori filosofi e sociologi sono tutti di lingua tedesca, per non parlare di Marx...eheheh...sarebbero molto piu' apprezzabili se letti nella propria lingua e non lasciati alle varie traduzioni delle quali poi l'università erge a vincitore uno per una ed una sola versione del testo...e mai sia a contraddire!!!

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